SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Nel dibattito interno al Partito Democratico di San Benedetto del Tronto in vista delle elezioni comunali, Diana Palestini, segretaria dell’Unione Comunale, prende posizione contro chi propone le primarie come strumento principale per scegliere il candidato sindaco. Secondo Palestini, queste richieste arrivano senza aver analizzato le recenti sconfitte elettorali e senza autocritica: «Molti invocano le primarie come panacea, ma durante le regionali non si è avuto lo stesso atteggiamento, nonostante il risultato negativo», sottolinea.
Per Palestini, il problema del partito è strutturale: la difficoltà nel confrontarsi con le sconfitte genera divisioni e polemiche interne, spesso culminate in spaccature e ricorsi al voto disgiunto. La segretaria respinge anche l’idea di “liste di proscrizione”: «Tutti i partecipanti alle primarie del 2016 furono candidati, salvo chi aveva già svolto due mandati consecutivi».
Richiamando Gramsci, Palestini invita il partito a un salto di qualità, a cicatrizzare le ferite e costruire una guida politica unita e credibile. «La campagna elettorale sarà vinta o persa da un’alleanza, non da un singolo partito. Chi si chiude nel proprio orto perde di vista l’obiettivo», conclude.
